Patria - Fernando Aramburu
Uno dei libri più potenti e commoventi letti negli ultimi anni. Un evento luttuoso riprodotto sincronicamente su di un prisma in cui si proiettano le storie, le emozioni, i silenzi e e le omissioni dei personaggi di due famiglie sullo sfondo della complessa vicenda del terrorismo basco nella Spagna postfranchista.
Una lettura che ci costringe a fare i conti con i valori civili e la coscienza sociale che nutrono e devastano allo stesso tempo le vite degli individui.
Fernando Aramburu, nel mettere a nudo la brutalità della “grande causa" della liberazione, ci spinge a confrontarci con la disumanizzazione che ha accompagnato questa lotta fino a tradursi in cieco terrore. La disillusione è profonda riflessione sui propri errori. “L’uomo può essere una nave. Un uomo può essere una nave con lo scafo d’acciaio. Poi passano gli anni e si formano delle incrinature. Di lì passa l’acqua della nostalgia, contaminata di solitudine, e l’acqua della consapevolezza di essersi sbagliato e di non poter rimediare all’errore, e quell’acqua che corrode tanto, quella del pentimento che si sente e non si dice per paura, per vergogna, per non fare brutta figura con i compagni. E così l’uomo, ormai nave incrinata, andrà a picco da un momento all’altro”.
E’ come se il crollo di un grande ideale lasciasse dietro di sé un relitto, una carcassa di ciò che eravamo, e noi lettori, insieme ai protagonisti della vicenda, in mezzo al mare aperto della disillusione e del disincanto dovessimo decidere cosa salvare e cosa lasciare andare. Processo che per certi versi apparenta questa narrazione allo storico Q dei Luther Blisset, ma là dove il fallimento dell’ideologia era una riflessione filosofica sulla ciclicità del potere, sulla capacità di assimilare e corrompere ogni tentativo rivoluzionario, in “Patria”, il disincanto e la disillusione sono sempre profondamente intime e personali e il dolore diventa un mezzo per ricostruire legami, per tentare di perdonare, per trovare un senso dopo il lutto.
Resti umani che ci obbligano a guardarci allo specchio, alle nostre debolezze, ai nostri capricci e alle nostre ostinate rigidità. Un naufragio dolce e tragico delle idee forti, ma che ci costringe a vedere oltre la loro morte. Le ideologie possono fallire, ma attraverso questa consapevolezza forse si possono trovare nuovi modi di costruire basati su una comprensione più umana, più vera, delle nostre fragilità e debolezze.



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