Climax - Gaspar Noé

climax


Sulla terra non vi è un solo genere di Eris
ma ve ne sono due: una viene lodata da chi la conosce,
l'altra è degna di biasimo
(Esiodo, le opere e i giorni)

Sulla terra non vi è un solo genere di discordia ma ve ne sono due scriveva Esiodo nelle Opere e i Giorni, l'una favorisce la guerra e la discordia, l'altra è il pungolo che spinge l'artigiano a gareggiare con l'artigiano, il povero con il povero, il cantore con il cantore. Gaspar Noé illumina e modula con le più cupe tinte del suo cinema la natura agonica dell'uomo. E' un film molto tecnico e scandito il suo, direi violento principalmente perché con una tesi iniziale da dimostrare nello sviluppo. Stanno, infatti, lì in bella vista i vhs di Zulawski, Pasolini, Fassbinder accanto ai saggi di Nietzsche, Cioran e Bataille, mentre i ballerini di un team si presentano davanti alla camera per un'intervista sulle loro attitudini, le loro speranze e i loro sogni. C'è qualcosa di più profondo di ciò che è cosciente, non badate al quadro, sembra dire Noè, andate alla cornice. La natura dell'uomo è caos, violenza e omicidio come disse Herzog, a commento del buonismo di timothy treadwell, che pensava di poter vivere pacificamente tra gli orsi.
Il primo lungo piano sequenza mette in mostra la Eris buona, quella della competizione che fa prosperare le città. Ognuno dei ballerini gareggia e dà il massimo di sé rivaleggiando con i propri colleghi, ma dallo sforzo singolo emerge un'armonia che la camera si cura di mostrare, c'è una simmetria e una cura doviziosa nei movimenti con cui si sposa. 
Poi arrivano i tagli, segmenti, porzioni di spazio occupate dai protagonisti che si riferiscono ad altri e via via di rimando. Un amico ha paragonato questo film ad un pezzo di jazz e non trovo similitudine migliore (d'altronde la colonna sonora ha un importanza fondamentale in questo film). I momenti tematici organizzati e disposti sono perfettamente individuabili, cesellati dalla mano di un esperto vasaio. Il movimento successivo è quello in cui l'eris cattiva si insinua nell'eris buona, qualcuno ha gettato dell'acido lisergico nella coppa della sangria. Inzia una lenta e scandita discesa nelle bolge di un inferno dantesco. 
La natura violenta dei rapporti sociali non si sublima più in danza, ma i corpi alimentano una tale violenza che paiono danzare. Orge, delitti, atti di autolesionismo, persino la violenza su un bambino irrompono sullo schermo, e laddove non è mostrato, l'orrore è sentito, con urla e grida che prefigurano e angosciano molto più di ciò che la camera può mai arrivare a mostrare, anch'essa ormai è uno strumento del caos. Dominano la scena i colori rosso e viola. Un nuovo piano sequenza costruito arriva scandito dalle sapienti mani delle regista, ma questa volta è un tiaso dionisiaco, una danza macabra. Un cosmo che si fa caos appunto. Un mondo sottosopra dal corso necessario e calcolabile ma non perché in esso vigano leggi, ma perché questi ne manca assolutamente. Finalmente ogni forza, ogni personaggio arriva all'estremo delle sue conseguenze. Al più nero turpe e inconfessabile dei suoi desideri.

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